Si schiude alla sommità degli appartamenti denominati “La Bohème” uno spazio aperto, essenziale, ma pregno di un’atmosfera arcaica potente che ricongiunge all’eziologia progettuale della Villa Palazzoli, come noto edificio ricostruito nel 1822 in vesti più prestigiose, su progetto del veronese Ing. Arch. Luigi Trezza. Al Terzo Piano della Villa ci si imbatte nelle strutture architettoniche più antiche, che rimandano al cuore della “fabbrica” su cui il Trezza intervenne: travi innestate a sorreggere le falde del tetto che costituiscono il timpano esterno della facciata; murature possenti che emergono dai piani sottostanti, così rimesse in luce dall’assenza di pitture e intonaci, oggi in grado di raccontare episodi di gestione quotidiana, attraverso le grafie recuperate di consegne e conteggi. Una sorta di spazio-testimonianza, fra architettura e destinazione d’uso, dove ricongiungersi matericamente alla vicenda costruttiva dell’edificio. Sull’intero piano mansardato si riversa la bella luce che filtra dalle finestre recuperate sul tetto, mentre nei vani d’accesso sono protagonisti i chiaroscuri delle pietre antiche che compongono le murature a vista. Un percorso privato dell’occhio e dell’anima per comprendere il “corpo” di Villa Palazzoli.

LE VEDUTE DI VILLA PALAZZOLI
Mese di Luglio

Fioritura delle bordure di ortensie,
veduta dal parco storico antistante la Villa.