Sala Centrale detta “Biblioteca”, Piano Primo

La Sala Centrale detta “Biblioteca”, collocata al piano primo di Villa Palazzoli, rappresenta il “cuore” dell’intero edificio, ponendosi al centro dello stesso ed estendendosi per l’intera dimensione di profondità della Villa, dalla facciata anteriore a quella posteriore, con affaccio diretto sia sul balcone monumentale che incornicia l’ingresso dell’edificio sia sul giardino posteriore, attraverso una sequenza di tre aperture. Comunica direttamente con la Sala detta “delle Stagioni”.
Il tema decorativo della Sala Centrale detta “Biblioteca” è costituito dalla rielaborazione delle componenti strutturali del tempio classico, con particolare riguardo alla valenza decorativa del pronao. La Sala, infatti, appare suddivisa in due ambienti, nel caso di Villa Palazzoli aventi disposizione ortogonale e posti in collegamento mediante una successione di due colonne a fusto liscio con capitello di ordine ionico a volute laterali, cui si affiancano, alle pareti, lesene abbinate. La particolarità del capitello ionico delle colonne della Sala Centrale detta “Biblioteca” è data dal decoro vegetale che origina le volute tipiche dello stile, in forma di ramoscelli di lauro tenuti insieme da un legaccio, citazione decorativa che ricongiunge la Sala, e per conseguenza la Villa medesima, alla grande lezione architettonica della classicità e delle molte opere che da essa sono derivate nei secoli successivi.
Il lauro era ritenuto, nella mitologia greco-romana, una pianta sacra, simbolo di sapienza e di gloria. In particolare, i vincitori dei Giochi pitici o delfici erano cinti in fronte con una corona di alloro e analogo segno era tributato quale più alto onore ad un poeta. Da tali antiche consuetudini deriva l’accezione figurativa, attribuita alla pianta di lauro, quale simbolo di vittoria, fama, trionfo e onore.

Entrando nel mito, il lauro era sacro al dio Apollo, a motivo del suo invaghimento per la ninfa Dafne: ella, infatti, chiese che fosse eliminata la causa della passione del dio nei suoi confronti, cosicché le furono tolte le sembianze di donna e venne trasformata in una pianta di lauro. Dinnanzi a ciò, Apollo pose la pianta nel suo giardino e giurò di portarne un serto sul suo capo per sempre, e comandò che allo stesso modo facessero i Romani, durante le sfilate in Campidoglio, come narra Ovidio nelle sue Metamorfosi.
La semplicità e la linearità decorativa della Sala Centrale detta “Biblioteca”, arricchita unicamente dalla rivisitazione della componente architettonica del pronao, che si erge al centro dello spazio, e dalla sequenza di sobrie travi a vista nel vano posteriore della sala stessa, conferiscono un clima di austera magnificenza all’ambiente, ove il dettaglio apparentemente occultato dei fustelli di lauro, nelle volute del capitello ionico delle colonne, cattura l’attenzione dello sguardo: la rarefazione del decoro e l’ampiezza spaziale rimandano al respiro d’un tempio della classicità, qui ripensato per la cultura, il casato e l’ispirazione ad una fama riconosciuta.

La Sala Centrale che è stata denominata “Biblioteca”, a Villa Palazzoli, si presenta forse più similmente a una wunderkammer, giacché, oltre ai libri che la famiglia collezionò variamente e pose insieme nel corso di decenni, accoglie documenti, cimeli, curiosità e oggetti che rispondono ai vari campi dell’arte, intesa quale espressione dell’ingegno e delle competenze umani, della conoscenza, delle attività, della storia. Si spazia nelle forme, nei materiali, negli usi e costumi che emergono da scritti e oggetti, a comporre la traccia d’un vissuto quotidiano che attraversa le epoche e che potrebbe raccontare forse molto, o quantomeno indirizzare, in merito all’interesse e all’impiego che i membri della famiglia fecero dei beni raccolti. Emergono accenni ad attività di fabbricazione della seta, ruoli di banchieri, committenze di progetti di restauro, matrimoni, cariche diplomatiche, vicende storiche, dispacci, devozioni religiose, ma anche interesse per viaggi, arte e Grand Tour.